Il non-momento

Stavo risalendo delle scale ampie con un asciugamano bianco che mi avvolgeva la vita, ero in un hammam turco o un centro benessere o un luogo simile; delle urla in una lingua straniera provenivano dal piano superiore, urla di dolore e disperazione.  Mi voltai sul pianerottolo per salire l’ultima rampa di scale quando un giovane ragazzo mi urto’ il braccio, mentre fuggiva da un uomo che gridava minacciose parole a me incomprensibili, e un altro, anch’egli urlante, esibiva una mano senza alcune dita e un braccio senza neppure la mano. Subito dietro comparve un’altra persona senza alcune dita, come fossero state appena amputate ed entrambi stessero dando la colpa al ragazzo in fuga. Non vi era alcuna traccia di sangue, comunque io mi svegliai d’improvviso da quel sogno strano.

Mentre mi rigiravo nel letto in attesa che il nuovo sonno mi cogliesse tra le sue braccia narcotiche, udii un rumore metallico provenire al di la’ della finestra. Cercai di capire cosa potesse essere, da dove provenisse, ma volevo dormire e le mie percezioni erano alquanto ofuscate e imprecise. Pensai ai miei coinquilini, magari qualcuno era in cucina o in bagno, ma il rumore sembrava proprio provenire da fuori. Decisi cosi’ di alzarmi e controllare di persona che cosa fosse, la curiosita’ spesso e’ la mia dispotica padrona. Con fatica raggiunsi la finestra, allargai con le dita due lastre metalliche della veneziana e scrutai l’esterno nel pieno della notte. Nulla, non si vedeva nessuno. Il rumore pero’ non cessava. Detti un ultimo sguardo al di sotto e vidi che in realta’ qualcosa c’era, per la precisione un bellissimo esemplare di volpe, piuttosto grande rispetto alla media, rossa ma ammantata dell’arancione dei lampioni stradali poco lontani, mentre stava frugando tra le latte della raccolta differenziata e in quel momento ne leccava una, con maestria e voracita’. La visione, con quelle luci e il buio della notte, era perfetta, una fotografia da incorniciare e mostrare con orgoglio. Il pensiero di agguantare la macchina fotografica mi sfioro’ piu’ di una volta, ma subito la volpe, svelta ed elegante, si diresse verso l’angolo opposto, in cerca di qualcosa di meglio, e poi se ne ando’. Mi ributtai sul letto agognando il sonno.

Stamane, dopo l’usuale routine di doccia e colazione, sono uscito di casa affaticato e stanco. Il giorno precedente ho avuto un colloquio per un MA di fotografia in un’universita’ londinese, le mie foto sono piaciute ma non so come sia andato ne’ l’esito, comunque mi sento drenato e svuotato, come avessi partecipato ad una maratona, come avessi aperto le viscere e mostrato le mie interiora ad un estraneo seppur affabile uomo di mezza eta’, il quale avesse esaminato budella per budella. L’aria e’ gelida per essere settembre, ma il cielo e’ limpido e il sole abbagliante, sembra primavera. Mi scuoto leggermente per riacquistare calore e mi accorgo che la lattina della volpe si erge ancora in mezzo al cortile, succhiata e leccata in ogni sua parte. 

Sul bus un pianoforte batte le sue note sui miei timpani e accompagna egregiamente il mio stato d’animo, come un buon vino d’annata sa fare con il suo piatto complementare. Micheal Nyman, Lezioni di Piano. Una ragazza e probabilmente sua madre si siedono di fronte a me, bellissime nel loro bianco foulard che avvolge e copre il loro capo. Guardano al di la’ del finestrino in una malinconica assonanza perfetta per la canzone che sto ascoltando in quel preciso momento. Mi ritrovo in un non-tempo del tempo, uno spazio nel quale tutto cio’ che mi circonda ha un senso e non lo ha nello stesso istante, in cui tutto e’ un momento ma e’ anche infinito, dove la perfezione e’ rivelata e tutto si incastra magneticamente come in un puzzle tridimensionale. La vita pulsa nella sua essenza, che e’ fatta di anime immortali in un gioco complicato ma estremamente affascinante e commovente. Ecco, la vita da quel punto di vista, in un attimo nel non-attimo, e’ davvero emozionante.

Non comprendo appieno la ragione dei miei sentimenti e del mio pensare in questa mattina tersa e fresca di meta’ settembre, non capisco neppure bene la ragione del mio sentirmi svuotato e stanco ma allo stesso momento calmo e sereno. Mi ripeto che andra’ come deve andare, che se non sara’ questa universita’ magari sara’ un’altra oppure un’altra strada. La fermata alla quale devo scendere arriva. Mi ritrovo nel frastuono del traffico, la musica che fatica a farsi sentire nelle mie orecchie. Mi assale una voglia di oceano, onde, salsedine, piedi imbrattati di sabbia umida. Un ultimo sguardo al cielo, alla purezza di un semplice momento, e poi chiudo la porta al mondo ed entro in ufficio.

2 commenti

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2 risposte a Il non-momento

  1. Io

    Mi assale una voglia di oceano, onde, salsedine, piedi imbrattati di sabbia umida…. ogni tanto ripenso a quell’attimo magico a Santorini nello studio di quella pittrice avvolti dalle note di Satie… I miss you <3

  2. paolino

    da tanto non ti leggevo….è bello titornare alle “tue parole” e riscoprire i motivi perchè ti sono amico.
    un abbraccio
    P*

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