Hackney mon amour

Dopo alcuni mesi dal mio arrivo nella agognata capitale britannica, da (moderno) immigrato con il (sempre verde) fagotto di sogni, speranze e voglia di riscatto, ho capito che il mio posto in questa parte di mondo era nel quartiere di Hackney, area dell’East-End londinese, luogo fino a qualche anno fa’ malfamato, dodgy come dicono qui, di prostitute, ragazzi dal coltello facile, con un tasso di abitanti inglesi bassissimo e una poverta’ manifesta. Oggi ha mantenuto la sua multietnicita’, ma e’ stato colonizzato da artisti, designer, giovani, una tribu’ spesso definita hipsters dagli amanti delle etichette e dai pubblicitari, una concentrazione di gallerie d’arte indipendenti inverosimile, biciclette che soppiantano le auto, cafe’ e locali di tendenza, l’articolazione del nuovo e del diverso in mille forme e sperimentazioni.

E’ qui la nuova frontiera, ramificazione ed evoluzione di quello che fino a poco fa’ rappresentava Brick Lane e Shoreditch, oggi ancora “on the edge”, ma molto piu’ turistiche e prese d’assalto dai modaioli. Qui il linguaggio e’ differente, e fa un certo effetto sentir dire “West London is boring”, perche’ per noi abituati alla provincialita’ italiana, le notti di Notting Hill o di Soho sembrano tutt’altro che vuote o stantie. Ma una volta frenquentato Hackney o l’Est in generale, te ne rendi conto, capisci che si avverte un’energia differente, un’eccitazione da sbronza di idee e creativita’, un desiderio di cambiare, fare, creare, mandare a quel paese e rinnovare tutto concentrato in pochi chilometri quadrati, che rendono quest’area esplosiva. Perfino l’accento inglese e’ diverso, qui si parla il cockney, con le sue vocali piu’ aperte, morbide, rilassate e un poco sporche, spesso indecifrabili per noi stranieri, ma cosi’ e’ sempre stato, questo fa parte del fascino e della storia di una citta’ enorme e millenaria. Cio’ che e’ cambiato, invece, e’ la forza della gioventu’ e delle idee che circolano in questo luogo. I graffiti, molti dei quali di Bansky, non si contano, spesso te ne innamori di qualcuno che poco dopo scompare, soppiantato da un’altra opera. I luoghi aggreganti si reinventano e diversificano, inglobando concetti di eco-sostenibilita’, impegno civile, surrealismo e leggerezza in una medesima stanza: cafe’ con prodotti della fattoria appena fuori citta’ con negozio vintage inglobato e mostre di dipinti e fotografie alle pareti; spazi che si trasformano nell’arco della giornata, di notte si balla e ci si ubriaca, circondati da individui inverosimilmente vestiti, di giorno ci si va per dipingere e fare ritratti a modelli che si propongono spontaneamente e gratuitamente. I vicini di casa e i coinquilini spesso lavorano o sperano di lavorare nel cinema, nell’arte, suonano in qualche band improvvisata o si inventano delle professioni che difficilmente troverebbero un mercato altrove. Il vestiario e’ audace e ammirevole. I risvolti dei pantaloni si fanno sempre piu’ corti, i baffi e le barbe si moltiplicano, le ragazze sfoggiano le piu’ sorprendenti cotonature e vestiti dalle fattezze inusuali o vintage; anche i cappelli dei nostri nonni risquotono un grande consenso. La liberta’ di espressione e manifestazione conquista poco alla volta e irrimediabilmente.

E un giorno, di punto in bianco, ti guardi allo specchio e ti trovi cambiato.

2 commenti

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2 risposte a Hackney mon amour

  1. paolino

    in quel letto, c’è posto anche per me? ;)

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