Le nervature delle mie braccia, i pori della mia pelle, i miei pensieri tutti bramano di essere disciolti nel vaporeo misticismo dell’arte…
E’ strano come in questi giorni io cerca conforto nella fotografia, nel cinema, nella scrittura, nei libri. Forse per evadere da questo momento di tristezza e delusione, forse perche’ la creativita’ vibra alla stessa maniera del mio sentire, forse per tenere impegnata la mente.
Ieri sera ho detto il mio shalom, che come mi ha insegnato il diretto interessato del mio messaggio, posto a fine frase equivale a un ”addio”, dopo l’ennesima delusione, l’ennesima sua non curanza, la totale indifferenza dal mio punto di vista verso il mio sentire. Ho camminato con la testa ubriaca di pensieri, le occhiaie cerulee, la barba incolta e piuttosto lunga, il cappuccio della mia felpa grigia a coprirmi la testa, stretto nella mia giacca di pelle nera. Qualcuno deve aver pensato fossi uno di quesi cattivi ragazzi da cui stare alla larga, o un ubriaco in cerca della sua casa. I miei occhi parlavano per me. Ho persorso a piedi diversi chilometri, da Dalston fino a Brick Lane, risalendo come un pesce un fiume in piena di giovani festeggianti il Primo Maggio, schiamazzi, urla, canzoni, musica a tutto volume, ubriachi a braccetto, ragazze poco vestite, adolescenti in coda per una discoteca, auto col claxon troppo facile che cercavano di farsi largo tra la folla. E poi Spitalfield Market, Liverpool street e molte altre strade ancora immerse nel buio. Pensieri pensieri. Ma poi perche’ tutto questo melodramma? E’ mai possibile che 3 mesi trascorsi con una persona possano creare un tale scombussolamento?
Shalom, ora basta!
Stamane l’animo e’ piu’ leggero. Qualche incubo irrompe ancora nel mio sonno, come durante gli ultimi giorni, in cui lui ne e’ il protagonista, ma passeranno pure quelli. Come dicevo, questa mattina, mentre venivo al lavoro e come al solito le mie orecchie erano invase dalla musica dell’i-pod, un senso di leggerezza, di cambiamento, di fine per un nuovo inizio, di buoni propositi e piani per i mesi a venire hanno albeggiato insieme ad un sole cristallino. Qualche assonnato soggiornava sul piano alto del bus insieme a me, qualche turista con la macchina fotografica e la cartina, la citta’ vuota e felicemente percorribile. Un caffe’ con latte, un’ultima occhiata al cielo blu e al sole, e poi giu’ nell’ufficio dell’ospedale.
Shalom!

Radi la barba, giù il cappuccio, che a fine mese arrivano i tuoi amichetti che ti vogliono bene!
grazie
Amore mio… non sono i tre mesi a creare scombussolamento… però, come ormai sempre più spesso mi ritrovo a dire, sono felice di vedere che ora affronti le cose in modo un pochino diverso….
Darò, a chi ti viene a trovare, un abbraccio forte da consegnare a te!!!
grazie
attendo l’abbraccio